Il Papà dello Sdraiato

 In Personaggi

GLI SDRAIATI, MICHELE SERRA – ED. FELTRINELLI

sdraiati

Cosa possiamo passare di noi ai nostri figli?

Il papà degli “Sdraiati” mi piace un sacco.

Mi piace al di là del suo punto di vista così esclusivamente maschile, mi piace perché è indifeso e disarmato, perché le prova tutte per cercare dei punti in comune con il figlio, anche un fievole tentativo quasi ricattatorio di coinvolgerlo in un’impresa che pensa darà loro finalmente un punto in comune: la passeggiata all’inesistente Colle della Nasca, che sarà il passaggio di testimone verso l’indipendenza e il riconoscimento di autonomia.

Nel disperato tentativo di trovare una qualche somiglianza generazionale, questo padre mi porta a riflettere su una realtà piuttosto scomoda: la nostra generazione di genitori – penso soprattutto di padri – sta forse disperatamente cercando di riversare sui figli un livello di attenzione e di affettività causata dal non averne ricevuto abbastanza dalla generazione dei nostri padri.

Ora dobbiamo dimostrare che i genitori ci sono, si interessano, li capiscono – ma a loro, i ragazzi, interessa davvero? O forse, nel momento stesso in cui sentono che il loro privato viene occupato dalla nostra invadenza, perdono qualsiasi interesse?

Abbiamo tutti l’estraneo in casa

Il libro di Michele Serra mi è piaciuto soprattutto perché il suo protagonista, con i suoi non-capisco-ma-ci-voglio-riuscire sembra dire che a un certo punto ci siamo ritrovati tutti di colpo con l’estraneo in casa.

Ho riso senza controllo nel leggere le descrizioni posturali (sdraiato sul divano, dentro un accrocco spiegazzato di cuscini e briciole), mi sono chiesta con sgomento se appartengo alla categoria delle madri soffocanti a colloquio con gli insegnati disillusi, mi sono divertita con i dialoghi tra il padre e il tatuatore del figlio per non parlare della visita al negozio di felpe.

Insomma, mi sono ritrovata. Anche, e soprattutto, nel realizzare che sarebbe ora di piantarla di cercare in loro la replica di noi stessi.

Appendere un asciugamano all’appendiasciugamani è un’attività che deve risultarti incomprensibile, come tutte quelle azioni che comportano la chiusura del cerchio. Come richiudere un cassetto, o l’anta di un armadio, dopo averli aperti. Come raccogliere da terra, e piegare, i tuoi vestiti buttati ovunque, quelle felpe che paiono indossate da un corpo fatto di soli gomiti, bozzute anche nelle parti che non hanno ragione di esserlo, e per giunta farcite della maglietta che sfili in un solo colpo insieme a qualunque indumento sovrastante. La parte superiore del tuo vestiario è tutt’una, un multistrato che si compone vestendosi ma non si divide svestendosi.

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