I nostri ragazzi (La cena)

 In Film

Un atto di coraggio

Per una madre di adolescenti andare a vedere questo film è un atto di coraggio.

Nel momento in cui ho deciso di affrontarlo sapevo già – avendo letto la trama e le recensioni – che mi sarei portata a casa una serie infinita di domande senza risposta: cosa siamo disposti a fare per i nostri figli? qual è il confine tra l’etica e l’amore?

In breve: due famiglie, i padri fratelli, i loro figli adolescenti, diversi come il giorno e la notte ma con un legame molto forte. Ogni occasione sembra mettere in evidenza le differenze, sociali e culturali. Uno dei due fratelli è un avvocato, piuttosto cinico, difende gli assassini perché “tutti hanno diritto a essere difesi”. L’altro è un chirurgo pediatrico, con una forte etica e un incrollabile senso morale. Una figlia il primo, già grande nelle ambizioni e negli atteggiamenti, un figlio più problematico il secondo, timido e complessato, che sembra pronto all’implosione.

Un fatto terribile, l’aggressione dei due ragazzi nei confronti di una senzatetto, farà saltare l’apparente equilibrio delle famiglie portando alla luce la precarietà di un rapporto reso instabile dal pregiudizio, dall’invidia, dal senso di superiorità “etico e sociale” di una moglie nei confronti dell’altra.

Un percorso che porterà a una presa di coscienza drammatica e inevitabile, ma non per questo scontata, e a un epilogo che lascerà aperte tante domande.

Domande senza risposta

Il film è tratto da un libro di Herman Koch, La cena, pubblicato nel 2010 da Neri Pozza.

Qualche differenza tra le due storie, nelle professioni dei due fratelli (un politico e un insegnante di liceo), nei figli (due maschi). La differenza principale è forse nell’ambientazione, la civilissima Olanda dove tutto sembra essere perfetto, i ragazzi tutti biondi-educati-che girano in bicicletta per non arrecare danni all’ambiente. Nel libro tutta la narrazione avviene in una cena, occasione che nel film si ripete con regolarità a scandire il rapporto tra le due famiglie, e anche qui sta l’abilità dello scrittore di saper concentrare una storia tanto complessa in poche ore, pur se con l’aiuto di flashback.

Diverso l’epilogo, ma non sta a me svelarlo. Certo si esce un po’ scossi, ci si fanno domande che non troveranno una risposta perché l’unica certezza è quella di non sapere cosa fare nella remota ipotesi di vivere un simile dramma.

Ho molto apprezzato l’evoluzione dei personaggi, i quattro genitori che si trasformano, o forse semplicemente si rivelano per quel che sono realmente, man mano che la presa di coscienza sulla realtà si fa strada.

Questa storia ha confermato un mio pensiero di sempre: l’educazione conta, l’esempio anche di più, ma non sono tutto. Ognuno poi sceglie chi e cosa vuole essere. Ma la domanda principale – conosciamo realmente i nostri figli? – temo sia destinata a rimanere senza risposta.

Post recenti

Leave a Comment

Contattami

We're not around right now. But you can send us an email and we'll get back to you, asap.

Illeggibile? Cambia il testo. captcha txt